Tutto sbagliato, tutto da rifare. La celebre affermazione di Gino Bartali sembra particolarmente calzante per riassumere quanto accaduto in queste ultime settimane a Marc Marquez. Il campione del mondo in carica della MotoGP non smette di rincorrere dal 19 luglio. Prima in pista, a Jerez, con il salvataggio al limite, seguito dalla superlativa rimonta dalla sedicesima alla terza piazza e dal terribile volo alla curva tre, con la tripla frattura dell’omero destro. Poi tra ospedale, palestre e circuito, con il tentativo di tornare a gareggiare a soli quattro giorni dall’infortunio. La rincorsa esterna alla pista ha offerto un conto salato al Cabroncito, costretto a un nuovo pit stop in infermeria per riposizionare la placca danneggiata e a dire addio alle possibilità di conquistare il titolo nel 2020.

IRRESPONSABILE

Ovviamente il tiro al piccione mediatico si è già scatenato. Nel mirino la Honda, rea di non aver saputo gestire la situazione, caricando eccessivamente di pressioni Marquez. E poi anche i medici, con in testa il Dottor Xavier Mir che ha condotto l’operazione e il rientro, forse, troppo frettoloso. Non sono mancate nemmeno le critiche allo stesso Marc, giudicato spaccone e irresponsabile per aver affrettato il suo ritorno in pista, compromettendo la stagione. Una visione che ha un fondo di realtà nei giudizi contro ogni attore di questa vicenda. Certamente in casa HRC le figure di riferimento, Alberto Puig in primis, dovranno fornire risposte convincenti. Anche perché, nel bene e nel male, la vera anima del team sembra essere proprio Marquez, leader carismatico della squadra. E infine va sottolineato come il personale medico non abbia rimediato una gran figura, dal momento che il grande rientro si è rivelato solamente un azzardo senza pari, mettendo a rischio la salute del top rider.

PREGIUDIZIO

Tuttavia il fondo di verità è stato altrettanto sotterrato da una forte componente di pregiudizio nei confronti del Cabroncito. Inutile nascondersi dietro un dito: per moltissimi tifosi e media italiani, Marquez è il nemico numero uno, l’avversario da demolire sempre e comunque. E non c’entra il tanto discusso finale del 2015, con la faida infinita con Valentino Rossi. Marc è semplicemente detestato perché fin troppo perfetto, perché è una narrazione sbagliata agli occhi di molti. Ma come? Il Joker non viene sconfitto da Batman? Il cattivo non riceve la sua meritata sconfitta nei film? Perché a Marquez non succede mai? Perché a lui riesce sempre tutto dannatamente bene, dai salvataggi al limite alle vittorie a raffica? Uno così, sicuro di sé quasi fino alla sfrontatezza (ma chi non lo è tra i tanti campionissimi delle due ruote?), deve necessariamente perdere. E i conti non tornano pensando a tutti gli ultimi anni in cui il Cabroncito ha demolito ogni avversario si sia presentato sulla sua strada. Anche così si spiega l’astio esagerato con cui ci si accanisce contro un pilota che ha semplicemente seguito il suo istinto. La storia del Motomondiale è fatta di recuperi clamorosi, contro ogni logica o buon senso. Loris Capirossi, nel 2000, ad Assen corse con una mano fratturata qualche ora prima nel warm up. Nel 2013, Jorge Lorenzo si distrusse una clavicola, sempre sul circuito olandese, durante le prove libere. Tornò in occasione della gara e concluse al quinto posto. Imprese e gesta straordinarie che sono entrate di diritto nella memoria collettiva dei tifosi. Come verrebbero viste al giorno d’oggi? Come follie da scriteriati o come estremi tentativi di atleti innamorati del loro lavoro? E perché, se a questi fuoriclasse è stato permesso senza problemi di tentare, a Marquez non si concede nulla, dando per scontato che sarà un fallimento da irresponsabile a priori? Inutile anche giudicare con il senno di poi. Su quale base si può affermare che Marc, senza forzare per tornare a Jerez, non avrebbe avuto problemi a Brno e quindi in Austria? Usando questa logica, Lorenzo, nel 2013, è stato folle a prendere parte alle prove libere in Germania da convalescente, incappando in un infortunio gravissimo, o a rinunciare allo stesso GP che, a conti fatti, gli è costato il titolo a fine anno per soli 4 punti? Col senno di poi non si sbaglia mai, ma si incappa in paradossi bestiali. Un po’ come l’idea che se un campione del mondo non rientra presto è solamente pauroso, ma se lo fa a ritmo di record è un irresponsabile.

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