Prendere una decisione a 300 km/h, dopo aver percorso una chicane in salita, con la macchina tremolante, dev’essere una delle esperienze più complicate per un pilota. A Mika Hakkinen accade nel pomeriggio di domenica 27 agosto 2000 sul circuito di Spa Francorchamps. Il Gran Premio del Belgio era la tredicesima prova del Mondiale di F1 e si assisteva a un equilibrio clamoroso in classifica generale: primo lo stesso Hakkinen al volante della McLaren-Mercedes con 64 punti, due in più rispetto a Michael Schumacher su Ferrari. Terzo David Coulthard sull’altra vettura della scuderia inglese, distante sei lunghezze. Dunque la gara nelle Ardenne diventava un crocevia importantissimo per la stagione, quando mancavano quattro appuntamenti al termine.

RINCORSA

Del resto la corsa rispecchia quasi fedelmente l’andamento del campionato, con il finlandese volante e il Kaiser tedesco intenti a inseguirsi in una serie continua di ribaltoni e colpi di scena. Hakkinen primo alla partenza, scattando dalla sua pole position, prima di una sbandata sull’asfalto umido del circuito belga al dodicesimo giro. Un errore che lo costringe a ripartire alle spalle dell’acerrimo rivale. Via di rimonta, esattamente come accaduto in campionato, con un pessimo start e un distacco di 24 punti a metà stagione assottigliatosi gara dopo gara fino al sorpasso in Ungheria, nell’ultimo appuntamento. A Spa va ripetendosi la stessa situazione. Schumacher non scappa via e la sua Ferrari diventa un puntino rosso sempre più vicino alla visuale della Freccia d’argento di Mika. Giro dopo giro, il vantaggio della F1-2000 si affievolisce, complice anche il cambio di temperature e condizioni dell’asfalto. Dopo la partenza con il bagnato e una leggera pioggia, il sole fa capolino nel cielo delle Ardenne e tutti si affrettano a cambiare le gomme. Via le slick e spazio agli pneumatici da asciutto. E la McLaren ritrova così ritmo e velocità.

IL SORPASSO

Il poeta latino Orazio raccomandava di cogliere l’attimo: “Carpe diem”. Nessuna esitazione quando il momento ideale si materializza, anche a costo di sfidare la convinzione comune. Perché, se si intuisce di aver individuato la propria strada, bisogna osare e rischiare, senza mai arrendersi. Un concetto ripreso nel film “L’attimo fuggente” di Peter Weir, reso celebre dalla magistrale interpretazione di Robin Williams nei panni del Professor John Keating. Quando questo capolavoro della storia del cinema vide la luce, nel 1989, Hakkinen era un giovane talento che sognava di sfondare in Formula 1. L’occasione giusta capitava due anni dopo, con il debutto nel massimo campionato a bordo della Lotus-Judd. Poi nel ’93 il passaggio alla McLaren da compagno e allievo del mitico Ayrton Senna. Proprio con la scuderia di Woking ha esultato e gioito conquistando i due allori iridati nel 1998 e nel 1999. Trionfi ottenuti con gare dominate in lungo e in largo o con battaglie fino all’ultimo metro contro le Ferrari di Michael Schumacher ed Eddie Irvine. Forse, per entrare nell’Olimpo dei grandissimi, a Mika mancava solamente la pennellata del grande artista, quella prodezza scolpita nella mente e nel cuore di ciascun appassionato dei motori. Ecco l’occasione giusta a tre giri dal termine del pazzo GP del Belgio. L’inseguimento alla F1-2000 si è concluso, ma serve la magia per inventare il sorpasso. Un primo tentativo era fallito sul velocissimo rettilineo di Kemmel Straight nella tornata precedente. Leggermente troppo lontano Hakkinen, durissimo nella chiusura il Kaiser. Al quart’ultimo passaggio il finlandese dipinge il capolavoro: via a tutto gas sulla chicane in salita della Raidillon Eau Rouge e sulla Kemmel Straight. Davanti c’è la Ferrari di Michael e appena dinnanzi al tedesco la Bar-Honda del brasiliano Ricardo Zonta, destinata al doppiaggio. Quindi l’intuizione: un doppio sorpasso a oltre 300 km/h. Schumacher non ha dubbi e scarta a sinistra. Mika è ugualmente lucido e sicuro. Va a destra in uno spazio minuscolo tra la vettura del doppiato e l’erba, sull’asfalto più “sporco”. Una pazzia. O forse una lucida follia, riprendendo il titolo di un film del 1983. Nessuno ci può credere, ma all’ingresso della frenata successiva l’infinito rettilineo la McLaren numero 1 mette il muso davanti alla Rossa di Maranello, all’interno della curva. Hakkinen ce l’ha fatta. È il sorpasso della vittoria a Spa. Non basterà per vincere il terzo alloro, andato in fumo con il motore Mercedes distrutto a Indianapolis poche settimane dopo. Tuttavia l’impresa di Spa ha consacrato ulteriormente un talento dalla classe infinita che il 27 agosto di vent’anni fa coglieva l’attimo migliore della sua carriera.

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