Un italiano ai vertici della F1, un ex Ferrari ai vertici della F1. Non è ancora ufficiale, ma lo sarà al termine della stagione o forse addirittura prima: Stefano Domenicali sarà il CEO della Formula 1 a partire dal 2021 e oltre. Proprio lui, l’ex team principal della Ferrari che sfiorò il Mondiale con Alonso e poi diede vita al disastroso progetto SF14-T, che gli costò di fatto il posto nell’aprile 2014. Domenicali diventò team principal proprio l’anno dopo il titolo mondiale vinto con Raikkonen, abbandonando dopo il disastro compiuto dalla Rossa di Maranello nella transizione verso l’era ibrida: era però in Ferrari dal 1998, avendo vissuto come direttore sportivo l’era gloriosa di Schumacher e il già citato ultimo iride griffato-Kimi.

Una figura esperta e legata al mondo dei motori dunque (a differenza dell’attuale CEO), che sarà gradita ai team, ma anche e soprattutto un grande manager. Il burrascoso addio al Cavallino Rampante ha infatti dato il via a un’efficace seconda vita per Domenicali, che è entrato nel gruppo Volkswagen e in Audi col ruolo di vicepresidente delle iniziative sperimentali: avrebbe dovuto gestire tra le varie cose il salto di VW nel mondo della F1 (come motorista), un progetto che si è poi arenato per l’impegno in Formula E e le implicazioni economiche e d’immagine dello scandalo-Dieselgate. Dal 2016, inoltre, Domenicali è presidente e CEO di Lamborghini (che è nel gruppo VW), dove ha raddoppiato la produzione e ottenuto risultati di altissimo livello, ad esempio con l’Ursus e il salto nell’elettrico. Il tutto senza trascurare il motorsport, perchè dalla fine del 2014 presiede la commissione monoposto della FIA, lavorando nella definizione e sviluppo della F2 e della F3.

Insomma, una figura che è divenuta ormai a tutto tondo, e dall’anno prossimo lavorerà a stretto contatto con due altri ex Ferrari: Jean Todt (presidente FIA) e Ross Brawn (direttore generale di F1 per Liberty Media, ed ex Brawn GP/Mercedes), coloro che vissero con lui e resero possibile la grande Rossa di Schumacher e Barrichello. Domenicali, 55 anni, sostituirà nel ruolo di CEO Chase Carey, che aveva assunto l’impegno nel gennaio 2017 sostituendo Bernie Ecclestone dopo l’acquisto di F1 da parte di Liberty Media: Carey ha gestito il ruolo in modo ambivalente, ottenendo grandi successi “politici” da un lato e mostrando tutta la propria anacronistica lontananza dal motorsport dall’altro. Da un lato è stato ottimo nel creare e insistere sul budget cap e sulla rivoluzione del 2022 che trasformeranno la F1 e ci restituiranno (si spera) equilibrio e spettacolo, nonchè nello stipulare il nuovo Patto della Concordia e nel traghettare la F1 nel periodo del COVID-19, istituendo il calendario con 17 gare e alcuni nuovi ed entusiasmanti circuiti. Dall’altro, però, si è fatto notare per alcune proposte che hanno indispettito team e piloti: su tutte quella della griglia invertita in base alla classifica del Mondiale e le qualification race del sabato.

Stefano Domenicali sarà chiamato a gestire la F1 nel nuovo ciclo che scatterà dal 2022 in poi, e ad avere un impatto maggiormente “sportivo”. Con le sue doti manageriali e la sua conoscenza del mondo-F1, inoltre, potrà essere un vero anello di congiunzione tra FIA, F1, Liberty Media e i team. Vedremo come si comporterà in questo nuovo ruolo, che vedrà un italiano alla guida del circus.
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