Sono le 15.35. La storia della Superbike viene nuovamente riscritta. L’autore è lo stesso degli ultimi cinque capitoli. Jonathan Rea conquista il sesto titolo iridato consecutivo. Un dominio senza eguali. Alla vigilia del match finale in Portogallo, il campione nordirlandese aveva un vantaggio di 59 punti sul primo inseguitore nel Mondiale, quello Scott Redding mai domo, capace di rimandare una festa già annunciata a Magny Cours. Gliene sarebbero bastati tre nell’intero week end sul circuito dell’Estoril. Il Cannibale della Kawasaki non si è fatto prendere dalla foga, né spaventare dalla caduta nella Superpole che lo ha costretto a partire dalla quindicesima posizione. Così, con una maturità agonistica straordinaria e quella ferocia caratteristica dei fuoriclasse, ha chiuso la pratica, approfittando anche dei guai del rivale e della sua Ducati. Sei Mondiali di fila, come mai nessuno era riuscito sia nella storia della Superbike che nel Motomondiale negli ultimi quarant’anni.

LA GARA

Le qualifiche stupiscono tutti: in pole c’è Toprak Razgatlioglu su Yamaha, mentre Rea e Redding, gli attori protagonisti, scivolano e si trovano a partire dalle retrovie. Johnny è quindicesimo, mentre Scott addirittura ultimo. Al via la Kawasaki numero 1 inventa una rimonta leggendaria. JR risale fino all’ottava posizione. Nei primi giri la sua furia non si placa fino a portarsi in zona podio. Non va altrettanto meglio a Redding: Scott non riesce a rimontare velocemente e al quinto passaggio la sua Ducati si ammutolisce e consegna aritmeticamente il Mondiale a Rea. Johnny, però, non si accontenta. Cerca di andare a riprendere il fuggitivo Razgatlioglu che, scattato dalla prima casella, è diventato presto imprendibile per tutti. Il nordirlandese non ha il passo per poter vincere e si trova ingabbiato in un quartetto scatenato con Chaz Davies, Garrett Gerloff e Michael Van der Mark nella lotta per il podio. L’olandese della Yamaha scivola, mentre Rea perde terreno e subisce i sorpassi dei due rivali. Nel finale cade anche Alvaro Bautista su Honda, cestinando un’ottima quinta posizione, poi ereditata dal compagno di team Leon Haslam, davanti ad Alex Lowes. Gli ultimi giri sono una passerella. Razgatlioglu vince davanti a Davies e Gerloff. Ma la storia viene riscritta da Rea, quarto sul traguardo. L’ennesimo capolavoro di un campione continuamente in grado di evolversi e stupire.

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