Nessuno a inizio stagione avrebbe pensato a Joan Mir come erede di Marc Marquez. Anche perché difficilmente ci si sarebbe aspettati un 2020 così travagliato per l’ex sovrano. Jerez de la Frontera rischia di aver sancito in modo brutale un drastico cambio al vertice nei prossimi anni. Non è un esagerazione, almeno conoscendo il carattere del nuovo re. Del resto, l’ascesa può essere stata casuale, ma non lo è la sostanza dei fatti.

CURRICULUM

Mir ha già un curriculum importante alle spalle con un titolo iridato in Moto 3 nel 2017 in sella alla Leopard Honda. Il pilota di Maiorca dominò in lungo e in largo la stagione, trionfando a Phillip Island con due gare d’anticipo. E in quell’annata riuscì anche in un’impresa clamorosa: in Argentina, nel secondo round, si impose dopo essere partito dalla sedicesima casella. Musica simile nella corsa finale a Valencia, con la rincorsa dalla diciannovesima alla seconda posizione. Numeri da fuoriclasse, come quelli inventate da Marquez nelle categorie minori. Insomma le stimmate da campione erano già visibili. In Moto2, nell’anno seguente, ha faticato, ma già nella seconda parte di stagione Mir riusciva a girare sui livelli del compagno Alex Marquez. Un copione che si è visto anche nella stagione successiva, quella del debutto in MotoGP, quando un pilota esperto come Alex Rins ha sperimentato in prima persona la sua crescita.

PREDESTINATO

In questa stagione sono stati tanti i possibili candidati alla successione di Marquez, quando il suo infortunio è apparso troppo grave da permettergli di difendere il titolo. Il favorito numero uno è stato a lungo Fabio Quartararo, ma il francese non è sempre stato assistito da una Yamaha competitiva e nel finale è crollato sotto il peso della tensione incappando in diversi errori. Ci è andato vicino Alex Rins, che ha pagato l’infortunio di Jerez e gli zeri di Spielberg e Le Mans, mentre era al comando. Maverick Vinales è stato in lizza fino a metà campionato, prima di ripiombare in una crisi tecnica che lo attanaglia troppo spesso nei momenti decisivi. Franco Morbidelli si è sbloccato a Misano e nell’ultima parte di stagione è stato il top rider più vincente con tre successi. Tuttavia anche l’italo-brasiliano ha attraversato giornate opache e ha incrociato sulla sua strada tanta sfortuna, materializzatasi soprattutto con l’incidente in Austria causato da Johann Zarco. Anche Andrea Dovizioso ha sognato il titolo prima di naufragare tra incomprensioni e problemi di messa a punto con la Ducati. Alla fine, però, i conti sono tornati e Mir non ha vinto per caso. Il Mondiale ha preso la strada di Maiorca dai round di Misano, quando lo spagnolo è salito per due volte sul podio mostrando una seconda parte di gara da vero fuoriclasse. I sorpassi grintosi e cattivi su Rossi e Quartararo si sono rivelati segnali indicativi: il talento classe 1997 faceva tremendamente sul serio colpendo senza lasciare la possibilità di replica.

Otto podi in tredici gare, solo una volta fuori dalla top 10: nessuno come lui nel 2020 per continuità e costanza di rendimento. Inoltre Mir ha azzannato ulteriormente la concorrenza proprio quando questa ha mostrato segni di debolezza, da campione consumato a dispetto della modesta esperienza. E forse non è nemmeno un caso che la vittoria sia arrivata nel terzultimo round, nel momento della verità, assestando un montante durissimo agli avversari. La differenza tra Joan e il resto del mondo, in fondo, sta tutta qui: lo spagnolo della Suzuki non ha quasi mai commesso sbavature, eccezion fatta per le prime gare, e nell’anno degli errori essere impeccabili si è rivelato il miglior pregio possibile. Una lezione importante per tutti coloro che in futuro vorranno togliere lo scettro a Re Mir. Lui stesso sa di dover migliorare su alcuni aspetti, come la guida sul bagnato e nelle qualifiche. Il tempo, comunque, non gli manca.

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