Concluso un travagliato e concitato 2020, per la F1 è tempo di pensare al futuro. In quest’ottica, da un paio d’anni, sono nati i test giovani di fine stagione, che consentono ai talenti della F2 e/o dei vivai dei top team di “assaggiare” la Formula 1 sul circuito di Abu Dhabi. Così doveva essere anche quest’anno, prima che i test giovani venissero trasformati in qualcos’altro. La richiesta di Renault di poter schierare in questi test Fernando Alonso, out dalla F1 dal dicembre 2018 (McLaren) e destinato a rientrare nei ranghi del circus col team francese (che cambierà nome e livrea, diventando Alpine), è stata infatti prima respinta e poi accolta.

Considerare Alonso come un giovane alle prime armi risulta difficile da capire e poco etico, e allora ogni team ha cercato di anticipare il futuro: Ferrari ha chiesto di schierare Sainz, McLaren Ricciardo e così via. Richiesta respinta da FIA e Liberty Media, che hanno stabilito che oltre ai giovani potessero circolare nei test solo i piloti che non avevano preso parte alla F1 2020: in pista dunque Fuoco (collaudatore) e Shwartzman per Ferrari, Vandoorne e de Vries (collaudatori e piloti FE) per Mercedes, Alonso e Zhou per Renault, Tsunoda e Sato per AlphaTauri, Vips e Buemi (collaudatore), Mick Schumacher per Haas (e non Mazepin, nell’occhio del ciclone per una storia IG sessista), Aitken e Nissany (coll.) per Williams, Ilott e Kubica (coll.) per Alfa Romeo. Non presenti, forse proprio per una protesta nei confronti dell’ok ad Alonso, McLaren e Racing Point (che diventerà Aston Martin).

Tutti gli occhi erano puntati sul ritorno in pista di Fernando Alonso, che domenica si era fatto vedere sul tracciato di Abu Dhabi girando in 1’40” con la Renault iridata del 2006, e solo 4/5” più lento delle F1 attuali. Nando ha preso confidenza con la monoposto 2020 in mattinata, effettuando dei long-run, e nel pomeriggio ha inseguito il giro veloce con gomme soft: così è diventato il più veloce dei test F1 di Abu Dhabi col crono di 1.36.333. Un tempo di tutto rispetto, che l’avrebbe piazzato in 11a posizione nelle qualifiche del GP degli Emirati: Alonso è stato più veloce di 26 millesimi rispetto a Ocon e di 73 millesimi rispetto a Ricciardo. Un dato estemporaneo e da confermare nel 2021, che però ci fa capire come Nando non abbia perso la sua innata classe. Dietro Alonso, le due Mercedes: 110 giri e 262 millesimi di ritardo per de Vries, 507 millesimi per Vandoorne (82 giri). 4° Robert Kubica, col tempo di 1.37.446 e 1”113 di ritardo: seguono Tsunoda (+1.224), che a breve dovrebbe firmare con AlphaTauri riportando il Giappone in F1, e Juri Vips (+1.437) che debutterà in F2 l’anno prossimo.

Settimo e con 126 giri percorsi Antonio Fuoco, che (come Buemi con RB) era chiamato a raffrontare i dati del simulatore Ferrari con quelli reali in pista: per lui 1”484 da Alonso. Seguono Ilott (+1.493, sarà test driver di Ferrari e riserva in Alfa nel 2021), Zhou (+1.569), Aitken (+1.820), Shwartzman con l’altra Ferrari (+1.824), Buemi (+1.871), Marino Sato (+2.092) e Nissany (+3.467). 15° e ultimo Mick Schumacher, con un ritardo di 3”614 e tanto lavoro per cercare di capire la Haas che guiderà nel 2021: probabile che Mick si sia dedicato solo alla comprensione delle gomme Pirelli e del comportamento della monoposto, come dimostrano i 125 giri percorsi. Il tempo per sfrecciare e inseguire il giro veloce con gomma rossa arriverà…

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *