Rosso corsa. British racing green. Bleu de France. Silberpfeil (Frecce d’Argento, ndr). Sono i colori delle auto da corsa per antonomasia, ma anche i colori che alcune scuderie di Formula 1 hanno deciso di risfoderare dopo anni di colorazioni bizzarre.

Aston Martin, Alpine e Ferrari: la storia al primo posto

Dopo alcuni anni come sponsor di Red Bull, Aston Martin torna nel mondiale di Formula 1 come costruttore. E lo fa riprendendo il colore del passato: quando debuttò nel 1959 con la DBR4, la casa di Gaydon si presentò con una livrea verde che oggi viene ripresa dalla sua lontana discendente. Un verde più chiaro del tipico British racing green, ma che rientra comunque nella storia delle colorazioni gloriose.

Lo stesso si può dire di Alpine. Il brand francese, specializzato in vetture sportive, ha preso il posto di quello della casa madre Renault e, non servirebbe nemmeno specificarlo, ha optato per una livrea blu, colore tipico delle vetture francesi e che ha reso iconici modelli della casa come la A110.

Infine, anche per data di presentazione, è il turno di Ferrari. La casa di Maranello, come da tradizione, ha colorato di rosso la sua nuova SF21 con un richiamo all’amaranto nella coda. Amaranto che fu la tonalità di rosso scelta da Enzo Ferrari per il debutto nel mondiale di Formula 1 nel lontano 1950.

Ma perché questi tre colori appena citati vengono considerati dei classici nel mondo dei motori?

L’origine dei colori nazionali nelle corse automobilistiche

Il de

Il blu di una Bugatti

I colori nelle gare di automobilismo vennero codificati agli inizi del Novecento. Allora infatti, durante la Coppa Gordon Bennet tenutasi annualmente tra il 1900 e il 1905, il conte e pilota pioneristico Eliot Zborowski suggerì di adottare un colore per ogni nazionalità: vennero assegnati il blu alla Francia, il giallo al Belgio, il bianco alla Germania e il rosso…agli Stati Uniti. Nel 1902, poi, fu la volta degli inglesi adottare una colorazione nazionale e, essendo i quattro colori già assegnati, venne scelto il verde.

Solo a partire dagli anni Venti del Novecento, però, i colori delle corse automobilistiche vengono definiti in maniera ufficiale. Pare che all’Italia fosse già stato assegnato il rosso corsa nel 1907, dopo una vittoria nel Gran Premio francese, ma fu appunto nel periodo tra le due guerre che la AIACR (Associazione Internazionale degli Automobil Club Riconosciuti) antesignana della FIA decretò i colori che, ancora oggi, restano nell’immaginario collettivo. Negli anni dei Gran Prix, infatti, le Bugatti blu e le Alfa Romeo rosse dominarono le gare facendo così breccia nel cuore degli appassionati. Nello stesso periodo, le Bentley verdi fecero incetta di titoli endurance, entrando anch’esse nel mito.

Il dettaglio di una Mercedes argento

Negli anni Trenta, fu la volta dei tedeschi che, decidendo di non utilizzare il classico bianco assegnato alla Germania, optarono per lasciare le loro carrozzerie intonse, senza colore. Questa particolare scelta, unita ai risultati ottenuti dalle Auto Union in quegli anni fece nascere la leggenda delle Frecce d’Argento.

Passato il rosso agli italiani, gli Stati Uniti optarono per il blu e le strisce bianche (e viceversa), mentre fu il Giappone ad adottare il bianco in una livrea completata dal sole rosso presente anche sulla bandiera del Paese asiatico.

Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, poi, l’ingresso degli sponsor e la ripresa dei loro colori avrebbe portato all’utilizzo di colorazioni del tutto nuove, sempre diverse e inaspettate.

Haas e Williams: non mancano i richiami…al bizzarro

Se quindi è vero che i colori storici rappresentano la tradizione degli anni dei pionieri, è anche da considerare che le colorazioni bizzarre e particolari sono ormai una consuetudine altrettanto consolidata nel mondo dei motori. Alcune hanno addirittura un’aura mitologica: come le Porsche con i colori della Gulf e le Lancia griffate Martini.

Nella stagione di Formula 1 che sta per iniziare, ci hanno pensato Haas e Williams a non far morire il concetto di colorazione sorprendente. Rispetto alle storiche livree citate prima, probabilmente quelle scelte dalle due scuderie attuali difficilmente verranno ricordate nei decenni futuri. La Williams ha deciso infatti di dividere la sua vettura in due parti: il frontale è bianco mentre il resto della macchina, dall’altezza del posto del pilota verso il posteriore, diventa via via più scuro passando dal celeste al nero. Diverso il caso della Haas che, con la sua non proprio velata ripresa della bandiera russa, ha già attirato le critiche della Wada, l’agenzia antidoping che aveva vietato l’esposizione della bandiera del Paese euroasiatico nelle manifestazioni sportive. Un fatto questo che, chissà, potrebbe aprire una nuova tradizione nell’innovativo mondo delle corse: quello delle livree a sfondo geopolitico.

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